Codice Ambientale
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LA LEGGE REGIONALE CAMPANIA N.4/2008 SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI E BONIFICA DEI SITI INQUINATI E LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE 4 DICEMBRE 2009, N.314.

Ancora nel giugno 2008 veniva presentato dal Presidente del Consiglio dei Ministri ricorso per il giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, lettere c), e) e m), della legge della Regione Campania 14 aprile 2008, n. 4, avente per oggetto <Modifiche alla legge regionale 28 marzo 2007, n. 4, Norme in materia di gestione, trasformazione, riutilizzo dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati>.
La Presidenza del C.M. lamentava che, se anche le Regioni vantano una competenza legislativa concorrente in materia di <governo del territorio>, si configura la competenza esclusiva statale per i profili attinenti alla tutela dell’ambiente, ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, di talchè il legislatore regionale <sarebbe vincolato alle disposizioni di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), che costituiscono standard minimi ed uniformi di tutela dell’ambiente validi sull’intero territorio nazionale. In materia di rifiuti sussiste il vincolo del rispetto comunitario, derivante dall’art. 117, primo comma, Cost., essendo intervenute le direttive 75/442/CEE e 2006/12/CE, ed avendo la Corte di giustizia europea delineato i principi generali, particolarmente in ordine alla definizione di “rifiuto”. In materia il legislatore statale è intervenuto con due decreti-legge per far fronte all’emergenza rifiuti in Campania (d.l. 23 maggio 2008, n. 90, Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile, e d.l. 17 giugno 2008, n. 107, Ulteriori norme per assicurare lo smaltimento dei rifiuti in Campania). La Regione Campania, con la legge regionale impugnata, ha dettato una disciplina a regime in materia di gestione dei rifiuti, che esorbiterebbe dalla propria competenza in violazione della normativa costituzionale, sotto tre profili. L’art. 1, comma 1, lettera c), della legge della Regione Campania n. 4 del 2008, che sostituisce l’art. 8 della legge della stessa Regione 28 marzo 2007, n. 4 (Norme in materia di gestione, trasformazione, riutilizzo dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati), prevede la competenza della Provincia nell’individuazione delle zone idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, sulla base delle previsioni del piano territoriale di coordinamento provinciale - PTCP, di cui alla legge regionale 22 dicembre 2004, n. 16 (Norme sul governo del territorio), ove adottato. Tale disposizione – rileva il ricorrente – contrasta apertamente con quanto disposto dall’art. 197, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 2006, che, alla lettera d), con riferimento alla localizzazione degli impianti di recupero dei rifiuti, prevede che le Province siano tenute ad individuare esclusivamente le zone non idonee ad ospitarli, ma non anche le zone idonee, il che è possibile soltanto per la localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti. La norma dunque, dettando disposizioni confliggenti con la normativa nazionale vigente, viola, secondo il ricorrente, il disposto dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., ai sensi del quale lo Stato ha competenza legislativa esclusiva in materia di tutela dell’ambiente.  La lettera e) dello stesso art. 1, comma 1, della legge regionale n. 4 del 2008, recherebbe parimenti vulnus all’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., nella parte in cui abroga la lettera p) dell’art. 10, comma 2, della legge regionale n. 4 del 2007 citata, che disponeva che il piano regionale di gestione dei rifiuti dovesse prevedere anche le misure atte a promuovere la regionalizzazione della raccolta, della cernita e dello smaltimento dei rifiuti urbani, operando così in contrasto con quanto disposto dall’art. 199, lettera m), del citato d.lgs. n. 152 del 2006. La norma statale, che stabilisce il contenuto minimo necessario del piano regionale di gestione dei rifiuti, dispone che esso debba prevedere, tra l’altro, anche «le misure atte a promuovere la regionalizzazione della raccolta, della cernita e dello smaltimento dei rifiuti urbani». Con l’abrogazione della disposizione conforme alla norma statale, viene adottata una disciplina che, ad avviso del ricorrente, è contrastante con quella nazionale di riferimento, eccedendosi dalla competenza regionale. Il Presidente del Consiglio dei ministri sottolinea inoltre l’irragionevolezza della disposizione in oggetto, in quanto la mancata previsione di idonee misure atte a realizzare «la regionalizzazione della raccolta, della cernita e dello smaltimento dei rifiuti urbani» pone in serio pericolo la concreta realizzazione del principio di autosufficienza, nella gestione dei rifiuti urbani non pericolosi, a livello di ambiti territoriali locali.

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